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Anzichè parlare del bracciale in perle veneziane preferisco raccontarvi la meravigliosa storia de:

La storia delle perle veneziane e la loro lavorazione.

Parallela all’arte del vetro si sviluppò anche l’arte della perla; all’inizio le prime perle erano ricavate da pezzi di vetro tagliati, forati o incastonati. Ben presto la lavorazione delle perle, spinta anche dalla vanità femminile, si sviluppo tanto che vennero prodotte su larga scala e usate come denaro, baratto , ornamenti e amuleti. Le perle furono ampiamente usate dagli europei per il commercio con gli indigeni nelle terre coloniali di tutto il mondo; si dice che nel 1626 l’olandese Peter Minnit abbia comprato l’isola di Manhattan dagli indiani per un valore totale di ventiquattro dollari in perle di vetro. L’arte della lavorazione della perla raggiunse un ottimo livello di qualità agli inizi dell’impero romano con la produzione del mosaico millefiori che si otteneva sovrapponendo sessioni di vetro recanti un motivo decorativo e saldati assieme al calore. Durante il medioevo l’arte del vetro venne temporaneamente abbandonata così come l’arte della perla, ma fu presto ristabilita dagli artigiani mercanti Veneziani prima dell’anno 1000 D.C. e da allora le più belle perle del mondo si fanno a Venezia. Da più di mille anni successive generazioni di artisti si passano gelosamente le conoscenze di questa antica lavorazione. A Venezia oggi il lavoro manuale continua e le meravigliose perle fatte con il vetro di Murano, le splendide decorazioni dal sapore romantico, le trasparenze che evidenziano le lavorazioni in oro, le forme e i colori sono conosciute in tutto il mondo semplicemente con il nome di Perle Veneziane.

La lavorazione delle perle è una tecnica antichissima, I nostri predecessori colavano il vetro con un lume ad olio e lo incorporavano in un filo di metallo precedentemente immerso in una pasta di gesso e caolino cosicché al raffreddamento si potesse sfilare il metallo e rimanesse il foro; ovviamente il foro e la forma erano molto irregolari, caratteristica tra l’altro delle perle antiche.

Oggi la tecnica è pressoché uguale, il vetro viene colato da una fiamma a gas con spinta ad aria e viene incorporato in un filo in metallo vuoto, il vetro viene sagomato a piacere con stampi o interventi manuali e impreziosito con metalli nobili come oro, argento, platino.

La foratura avviene attraverso la dissoluzione del filo in metallo con prodotti chimici che non alterano il vetro e mantengono il foro del diametro voluto.

(testo da http://www.dendre.it)

L’ orologio swarovski mette in risalto la bellezza degli swarovski: questi cristalli hanno una luce che non si trova in nessun altro e, seguendo gli schemi o la propria fantasia, si possono usare per tantissime realizzazioni. Per questo orologio non ho seguito uno schema ma solo la mia fantasia. Per altri lavori non posso fare a meno di avere uno schema che si può rintracciare o sui giornali specializzati oppure nel web.

Per l’orologio swarovski ho infilato, su due cavetti d’acciaio, uno per lato i bicono da 4 mm e li ho intervallati da un ponte dello stesso colore. La chiusura è in filigrana e contribuisce a dare eleganza all’orologio. Penso che quando si crea un bijoux, i particolari siano molto importanti. Anche se nella mia mente si forma un “progetto” di massima è quando si guarda la realizzazione che saltano agli occhi i particolari e questi devono essere coordinati alle perle utilizzate e all’effetto che si vuole ottenere. 

orologio in swarovski

Come per questa collana in perle di fiume e ametista, l’ispirazione per le mie collane solitamente la prendo circondandomi di tutte le pietre che ho in casa e accostandole tra di loro fin quando non trovo qualcosa che mi convinca.

Altre volte faccio un giro per il web oppure curiosando nelle vetrine dei negozi e quello che mi colpisce cerco di riprodurlo. Questa girocollo è una di quelle. Non ricordo dove ho visto l’originale ma mi piaceva e in casa avevo già tutto il necessario per farla.

Ho utilizzato delle perle di fiume rosate per dare più risalto al colore delle perle di ametista e gli strass degli intercalari color argento, danno luce alla pietra. Il risultato è estremamente elegante.

perle di fiume e ametista

acquamarina

L’acquamarina fa parte della famiglia del berillo come lo smeraldo ma, rispetto allo smeraldo, l’acquamarina ha meno pregio ma è più diffusa. Il colore varia dall’azzurro cielo all’azzurro-verde al verde chiaro. Si rinviene anche in Italia in diverse rocce nell’arco alpino, ma per lo più è opaca. Antichi giacimenti sono noti in Russia e in Brasile. Anticamente la si riteneva ottimo rimedio contro le malattie del fegato e il mal di denti. Come pietra preziosa era apprezzata fin dai tempi di Alessandro Magno.

(Pietre dure e pietre preziose – Atlanti natura Giunti – Giunti Ed.)

Per questa collana in acquamarina ho utilizzato i chips di questa pietra: praticamente sono gli scarti della lavorazione, quindi di taglio molto irregolare, forati per poter essere infilati. Mi piace l’effetto che fanno queste scheggie infilate in una lunga collana da portare annodata. 

Ogni tanto la mia cucciolotta va a fare un giro sul forum di Giallozafferano e quando ha visto questi bocconcini di tacchino allo zafferano, semplice e veloce, nel mio profilo mi ha subito detto:” Oh mamma, che buona deve essere”. E pensare che ho rivisitato un piatto che mi ha insegnato lei e non se ne è neppure accorta. Mah……….i figli!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ingredienti (x 2 persone)

2 fettine di tacchino tagliate a bocconcini
1 scalogno piccolo
1/2 bustina di zafferano
1 confezione di panna da cucina
olio
sale

Far soffriggere lo scalogno tritato nell’olio. Unire i bocconcini di tacchino, far rosolare bene e poi salare.
Nel frattempo sciogliere lo zafferano nella panna.
Aggiungere la panna ai bocconcini e far asciugare per una decina di minuti.